Cesena. Via Cesare Battisti. Attorno alle 19, passeggiavo con una mia amica dirigendomi verso l’auto dopo un giro in centro, questo sabato pomeriggio. Tutto tranquillo, tutto normale. Ero d’accordo che mi sarei trovato con i miei genitori di fronte ad un bar della via. Arrivo, ci salutiamo, succede qualcosa. Vediamo una persona camminare malamente e frettolosamente, i movimenti resi confusionari dall’alcool, inseguita da una coppia di Carabinieri. Vengo a sapere dai miei che l’avevano già notato barcollare per la strada. Qualcuno evidentemente ha chiamato le forze dell’ordine, anche se non erano evidenti segni di aggressività nei confronti di persone o cose, ma per legge l’ubriachezza in luogo pubblico è reato penale, ed i Carabinieri sono stati giustamente chiamati a intervenire. Allora perché ai miei occhi qualcosa è risultato sbagliato? Forse perché hanno atterrato l’uomo a faccia in giù, contro l’asfalto? Forse perché nonostante non desse evidenti segni di pericolosità si è preso dei colpi di manganello? Forse perché mentre la procedura veniva compiuta, procedura che a quanto pare implica anche che lo si bloccasse puntandogli le ginocchia sulla schiena, la vittima disarmata si lamentasse ed implorasse i due ufficiali in merito al trattamento ricevuto? Non saprei proprio..Fatto sta che, avvicinandoci io e mio padre, alla semplice richiesta di chiarimento sul perché fosse stato picchiato, prima ci è stato risposto che non era stato picchiato, l’esatto contrario di ciò che diverse persone avevano visto in diretta coi loro occhi, un’incredibile negazione della realtà (Silvio docet) e poi ci è stato chiesto a noi se avessimo visto ciò che avesse fatto prima, se avessimo visto cosa aveva commesso. Io non ho visto null’altro se non che questo tizio era ubriaco e con diverse escoriazioni al volto, perciò ho chiesto che ci venisse detto. La risposta è stata chiara e netta, se volevo saperlo potevo mostrargli un documento e seguirlo in caserma. Che fosse una minaccia o altro non saprei, in ogni caso ho risposto chiedendo perché dovessi andare in caserma non avendo fatto nulla se non posto una semplice domanda in maniera cortese ed educata. A quel punto il Carabiniere mi liquida dicendo che non è tenuto a rispondermi a tali domande. Dopo di che l’accusato è stato caricato sull’ambulanza dove i volontari della croce rossa gli hanno tamponato le ferite e poi l’hanno portato via. Mi sono chiesto tante cose. Mi sono chiesto se fosse stato un ragazzo italiano al suo posto, il trattamento sarebbe stato eguale? Mi sono chiesto se il reato di ubriachezza, oltre “all’arresto fino a sei mesi o ammenda da lire ventimila a quattrocentomila”, preveda anche qualche manganellata, gentilmente offerta dalle forze dell’ordine. Mi sono chiesto cosa succederebbe se si appostassero delle pattuglie all’uscita delle discoteche il sabato sera, dove greggi di persone non solo si trovano in stato di ubriachezza ma si mettono persino al volante, spesso con le tragiche conseguenze che sappiamo. Mi sono posto, alla fin fine, due semplici questioni. La prima riguarda il crescente numero di persone che consuma, o meglio abusa, abitualmente di alcoolici, italiani stranieri, giovani e giovanissimi ed anche meno giovani, e mi sono domandano se non sia necessario iniziare a pianificare una soluzione concreta che vada alla radice di questo problema e che non risolva i sintomi sbattendo in cella chi si ritrova in tale stato, per chissà quali motivi. La seconda, se non sia necessario riformare il sistema giudiziario, giuridico, della sicurezza. Se è previsto che una persona accusata venga giudicata da apposite istituzioni dello Stato, perché le forze dell’ordine si sostituiscono di fatto a questi organi decidendo di fare giustizia per primi punendo corporalmente una persona? Dove sono finiti i diritti di un essere umano? Perché ci si accanisce così con i deboli e ci sono invece tanti casi in cui mafiosi, evasori o altri soggetti colpevoli di reati ben più gravi vengono trattati con i guanti di velluto? Questo pseudo-giustizialismo a metà, forte con i deboli e debole con i forti, segnato da questa facciata di apparente controllo della sicurezza, con questi metodi, mi porta a pensare che qualcosa non funziona.

Quando alle forze dell'ordine viene comandato di usare impropriamente la violenza per garantire una forma di sicurezza, è segno allarmante del regime che avanza
E mi dico se ci saranno ancora famiglie, come quella di Federico Aldrovandi, che si troveranno a doversi battere per i propri diritti, per la giustizia, in un tribunale contro quei servitori dello Stato che dovrebbero difendere proprio quei diritti, che dovrebbero tutelare ed applicare proprio quella giustizia che, almeno in questa occasione, ho potuto vedere distorta in qualche modo. La giustizia e la sicurezza fondate sulla paura non portano a nulla di buono, MAI! Noi Radicali di Sinistra dell’Emilia Romagna vogliamo una società diversa, che prevenga queste realtà ma soprattutto che qualora vi fossero non le reprima con la violenza ma faccia rispettare la legge, rispettando al contempo i diritti sanciti non solo nella Costituzione ma anche nella Carta dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Sono rimasto con la curiosità di sapere che cosa avesse commesso prima, e rimango sul pensiero che qualunque cosa avesse commesso quelle manganellate erano tanto inutili quanto ingiuste. Non possiamo legittimare la violenza, non possiamo rimanere in silenzio perché non siamo noi le vittime, i nostri diritti si costruiscono condannando e combattendo anche questi episodi, le nostre battaglie di oggi saranno i nostri diritti di domani, restare a guardare oggi significa poter esser noi le vittime di un ingiustizia un domani.
Radicali di Sinistra dell’Emilia Romagna
