Dopo l’accordo con l’azienda del trasporto pubblico della Romagna, l’ATR, McDonal’s prosegue nella sua strategia di cambio di posizionamento per colpire (basso) i consumatori italiani, che la vede impegnata a presentarsi come insegna di locali trendy per i giovani, ed in questa direzione ha operato negli scorsi mesi con una profonda rivisitazione dei suoi ristoranti con una maggiore attenzione al design, sempre più mirato ad addirare il pubblico degli adolescenti, ed alla rivisitazione dei menu, falsamente più salutisti e più attenti alle specificità della nostra produzione alimentare. Recente è il lancio del nuovo panino che include tra gli ingredienti il parmigiano reggiano, uno dei più tipici e famosi elementi della dieta nostrana. Partner dell’iniziativa è Parmareggio, laboratorio di grattugia ed esportatore per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, che fornirà il suo prodotto anche in funzione marketing e l’auspicio è che diventi una collaborazione preziosa anche per l’export: non è infatti escluso il lancio del nuovo panino anche all’estero.
Come sempre gli affari portano un’azienda italiana che tratta uno dei prodotti qualitativamente migliori, eccellente dal punto di vista nutrizionale oltre che per la notorietà dell’Italia a livello internazionale, a collaborare con una delle più contestate multinazionali del mondo che ha fatto del cibo-spazzatura il suo business. E se non bastasse citare i diversi documentari su questa azienda, le citazioni a giudizio da parte di persone diventate obese o che hanno riscontrato diverse patologie per via dell’alimentazione “di qualità” proposta da McDonald’s (forse lo sarebbe se non usassero addensanti, coloranti, amidi modificati, edulcoranti, glutammato di sodio, acidificanti, aromi artificiali, sali di fusione, agenti lievitanti modificati e via discorrendo), aggiungiamo i diversi casi di sfruttamento dei lavoratori in svariati paesi del mondo, il maltrattamento verso gli animali e le condizioni vergognose in cui questi sono costretti a vivere, e l’indecente distruzione delle foreste pluviali (con tutti i danni ecobiologici e per le popolazioni locali connessi) che in talune circostanze violano perfino la legge dei paesi dove questi scandali avvengono.
Per i Radicali di Sinistra dell’Emilia Romagna questo accordo è uno smacco all’immagine di un’azienda che si propone come garante di qualità, come azienda radicata anche culturalmente nel territorio del Parmigiano Reggiano, un’impresa che si pone come punto di riferimento per questo prodotto dagli innumerevoli pregi. Ci auspichiamo pertanto che questa partnership venga combattuta sia dal Consorzio del Parmigiano Reggiano sia da quei consumatori che riescano ad aprire gli occhi sulla multinazionale dell’alimentazione tanto veloce quanto pessima e che riprendano coscienza dell’importanza di una dieta corretta ed equilibrata, come può essere quella mediterranea, ma soprattutto che per contrastare queste istituzioni maestre nell’ingannare la propria utenza è necessario diventare consumatori critici e consapevoli. I Radicali di Sinistra dell’Emilia Romagna si battono per promuovere uno stile di vita veramente sano, all’insegna del consumo critico e della consapevolezza riguardo a tutti i prodotti e servizi a cui i consumatori, i cittadini, si trovano di fronte nella quotidianità della vita. Basta quindi con i consumi scadenti, che minacciano la peculiarità e la valorizzazione dei prodotti tipici della dieta mediterranea, indotti da campagne di marketing il cui intento è circuire i cittadini e trasformarli in burattini, servi delle multinazionali del consumismo. Sì ad un consumo consapevole, ad un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea, sana ed equilibrata, per uno stile di vita che fa bene alla salute, al portafogli ed alla tradizione culinaria del nostro paese.
Radicali di Sinistra dell’Emilia Romagna


Bello,articolo cazzuto,bello.
Però secondo voi realmente cosa si può fare per combattere questo?C’è una soluzione?
Da: pietro su Domenica, 21 Settembre, 2008
alle 0:49
Grazie davvero pietro, siamo felici che l’articolo ti abbia colpito così tanto. Secondo noi una soluzione al dilagare di questi fenomeni c’è senz’altro: bisogna informare la gente, bisogna iniziare a fargli capire realmente a cosa va incontro sia nell’immediato sia a livello di impatti a medio-lungo termine se continua ad usufruire di determinati prodotti e servizi. La risposta in pratica è l’altreconomia ma non si può partire da quello, dev’essere la meta o comunque un checkpoint importante, il punto di partenza è il risveglio delle coscienze dei cittadini, il ridare importanza all’informazione corretta e funzionale (a riguardo c’è un articolo sulla riforma delle etichette dei prodotti sul sito nazionale, se ti interessa il link è questo http://www.radicalidisinistra.it/2008/articolo.php?codice=441), far comprendere alle persone che come consumatori critici hanno realmente il potere di orientare il mercato verso obiettivi più equi e solidali del mero profitto economico, e cioè verso la creazione di benessere reale per le popolazioni dei paesi in cui sviluppano il proprio business, siano essi paesi fornitori o in cui traggono le materie prime (spesso le vere vittime delle multinazionali che fanno dello sfruttamento, ambientale, umano e via dicendo, l’ingrediente principale dei propri prodotti) siano essi i paesi destinatari dei prodotti e quindi il mercato in cui opera l’impresa.
Se sei interessato alle tematiche di altreconomia non esitare a contattarci per portare avanti iniziative e molto altro.
Saluti laici, libertari, radicali.
Da: Radicali di Sinistra Emilia Romagna su Domenica, 21 Settembre, 2008
alle 4:11